Il libro della settimana
Rifugiati Football Club
di
WARREN ST.JOHN
Clarkston, in Georgia, era una tipica cittadina del Sud degli Stati Uniti fino a quando nel 1990 non è stata designata come centro di accoglienza per i rifugiati. Improvvisamente le sue strade si sono riempite di donne con il velo, si è diffuso il profumo del curry e del cumino e ragazzi di ogni colore hanno fatto la prima cosa che li accomunava tutti: giocare a calcio. Ogni angolo della città era occupato da giovani con il pallone tra i piedi. A Clarkston c’era anche Luma Mufleh, una ragazza giordana fresca di laurea che non è rientrata in patria per cercare la sua strada negli States. Un giorno, nel parcheggio vicino ad un supermarket mediorientale, vede un gruppo di ragazzini giocare a calcio. E’ un attimo rivelatore, guardandoli, sente di aver trovato la via giusta e comprende quale sarà il suo destino. Fonda una squadra giovanile di calcio: i Fugees, i Rifugiati. Un pomeriggio del giugno 2004 gli aspiranti calciatori accorrono entusiasti, speranzosi e increduli al primo provino. Luma riesce a far convivere in squadra ragazzini di ogni etnia, tutti rispettosi delle medesime regole: “ Cerco giocatori che abbiano voglia di imparare. Chi non segue le regole è fuori dalla squadra”. “Mi comporterò bene in campo e fuori. Non fumerò. Non mi drogherò. Non berrò alcool. Non metterò incinta nessuna. Non dirò parolacce. I miei capelli saranno più corti di quelli del mio allenatore. Sarò sempre in orario”. Regole, lavoro, impegno e altruismo, il talento non basta. Luma non smette mai di ricordarlo, nemmeno quando un ragazzo segna un goal spettacolare “danzando e dribblando i difensori uno dopo l’altro prima di appoggiare al palla in rete. Nell’esultare volge lo sguardo all’allenatrice, in attesa di un complimento. E Luma gli urla: ma un passaggio lo sai fare?” A descrivere questo straordinario microcosmo è Warren St. John, giornalista del New York Times, che ha scritto, Rifugiati football club, un libro-reportage. St. John, nei suoi mesi di convivenza con i ragazzi e le loro famiglie, si rende conto di quanto la squadra di calcio non offra semplicemente ore di svago ma dia ai ragazzi una famiglia, uno status, un senso di appartenenza. Una storia di provincia d'America ma forse un modello di integrazione per ogni Paese del mondo.
|